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Disaster Recovery: must have per la sicurezza

Perché oggi il solo backup fisico non basta più

Per anni il backup locale su hard disk o NAS è stato considerato sufficiente. Oggi però il contesto è completamente cambiato.

Le aziende lavorano in digitale, i ransomware (virus che blocca o cripta i dati, chiedendo poi un riscatto economico) sono aumentati, gli attacchi informatici sono sempre più sofisticati e anche eventi apparentemente banali — un guasto elettrico, un incendio, un furto o un errore umano — possono compromettere contemporaneamente sia i dati originali che il backup fisico presente in sede.

Per questo motivo, oggi le migliori pratiche internazionali sulla sicurezza informatica non parlano più solo di “un backup”, ma di strategie multilivello di resilienza, dove il Disaster Recovery rappresenta una componente fondamentale della protezione dei dati e della continuità operativa.

Non significa che il backup fisico non serva più. Anzi: NAS e backup locali restano importantissimi perché permettono ripristini rapidi e continuità operativa.

Il punto è un altro: da soli non sono più sufficienti a garantire un livello di protezione adeguato contro i rischi moderni.

Il vero problema del backup solo locale

Molte aziende pensano di essere protette perché hanno un hard disk esterno, un NAS in ufficio e una copia dei dati sul server. Ma spesso queste copie si trovano nello stesso edificio, sulla stessa rete e sotto gli stessi rischi. Questo significa che un singolo evento può compromettere tutto contemporaneamente.

Un ransomware che può criptare anche il NAS collegato alla rete, un furto o un incendio che possono distruggere sia il server che il backup, una sovratensione elettrica che può danneggiare più dispositivi insieme o un errore umano che può cancellare dati, sincronizzandone immediatamente la cancellazione anche sul backup locale: eventi che pensiamo remoti ma oggi non lo sono. Ed è proprio per evitare questi scenari che oggi si parla sempre più spesso di backup off-site e Disaster Recovery in Cloud.

Perché il Disaster Recovery aggiunge un livello di sicurezza reale

Il Disaster Recovery introduce una protezione che il semplice backup fisico non può offrire da solo: la capacità di ripristinare sistemi, dati e operatività anche quando la sede, l’infrastruttura principale o più componenti risultano indisponibili. A differenza di un semplice backup (che si limita a copiare e mettere al sicuro i file), il Disaster Recovery ricrea l’intero ambiente IT. Prevede la possibilità di ripartire su server alternativi o nel cloud, riducendo al minimo i tempi di inattività.

Le moderne soluzioni di Disaster Recovery includono normalmente copie protette dei dati, replica dei sistemi critici, procedure di ripristino definite, ambienti alternativi di esecuzione, versioning, protezione da ransomware, autenticazione avanzata, monitoraggio continuo e test periodici di recupero. L’obiettivo non è solo conservare una copia, ma rendere possibile una ripartenza rapida e ordinata dopo un evento critico.

Inoltre, un approccio di Disaster Recovery permette di recuperare dati e servizi anche se la sede aziendale diventa temporaneamente inutilizzabile, riducendo tempi di fermo, impatti economici e rischi operativi.

Le best practice internazionali lo confermano

Le linee guida internazionali sulla cybersecurity raccomandano esplicitamente di mantenere almeno una copia off-site dei dati. La strategia più conosciuta è la regola del 3-2-1:

3 copie dei dati

2 supporti differenti

1 copia off-site (tipicamente in cloud)

Secondo le moderne linee guida di sicurezza, il backup non va considerato come misura isolata: deve inserirsi in una strategia più ampia di continuità operativa e Disaster Recovery.

Anche il NIST (National Institute of Standards and Technology), uno degli enti più autorevoli a livello mondiale sulla sicurezza informatica, sottolinea l’importanza di pianificare non solo backup separati e protetti, ma anche procedure di recovery e ripristino dei servizi per ridurre l’impatto di ransomware, guasti e disastri.

Oggi la vera sicurezza nasce dalla combinazione

La soluzione più sicura oggi non è fermarsi al solo backup locale. È integrarlo con un approccio di Disaster Recovery. Il backup locale offre velocità di ripristino su singoli file o sistemi. Il Disaster Recovery offre invece la capacità di ripartenza anche in presenza di eventi critici che colpiscono l’intera infrastruttura.

È proprio questa integrazione che permette di raggiungere un livello di sicurezza e continuità operativa realmente adeguato agli standard moderni.

Un approccio più responsabile alla protezione dei dati

Quando parliamo di backup e Disaster Recovery ai nostri clienti, il nostro obiettivo non è creare allarmismo, ma aiutare le aziende a proteggersi in modo corretto e realistico. Oggi limitarsi a un solo backup locale significa esporsi a rischi che fino a pochi anni fa erano molto meno frequenti.

Per questo motivo consigliamo sempre una strategia completa che non si limiti alla semplice conservazione di una copia dei dati, ma includa anche misure, procedure e tecnologie di Disaster Recovery: non per complicare il sistema, ma per aumentare concretamente la capacità di recupero in caso di necessità.

Fonti

NIST – Protecting Data from Ransomware and Other Data Loss Events

NIST – Security Guidelines for Storage Infrastructure

Veeam – 3-2-1 Backup Rule Explained

Kingston – The 3-2-1 Data Backup Method

Nakivo – 3-2-1 Backup Rule Guide